Continua su varie linee sia sportive,commemorative, culturali universitarie della Sezione FIDCA di Udine.
Desidero sottolineare l'impegno degli amici e Soci.Demarchi,Petiziol,Asero,Troilo,Milanese,Azzan,Sangalliche con serietà e dedizione dedicano il loro tempo al sostegno sia morale che etico e nel ricordo del Valore Umano.
Istrana: presenti Sangalli,Azzan,Milanese nell'espressione solidaristica sportiva:
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| Milanese ed Azzan-Istrana |
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| Guerrino Demarchi e Petiziol Sergio |
Noi no.
Noi facciamo il nostro dovere guardando in alto. Gli uomini che ci hanno governato e ci governano non meritano i nostri sacrifici ma la Patria, oggi in pericolo, li merita tutti.
Gli uomini passano, la Patria resta"
Angelo Roncalli
5/12/1917
Lettera al fratello Giuseppino
Oggi 11 ottobre si celebra la festività di San Giovanni XXIII papa, protettore dell'Esercito Italiano.
Nella foto tratta dalla collana "Icone, Giovanni XXIII" don Angelo Roncalli, cappellano militare nel 1918 ritratto assieme ai fratelli, entrambi richiamati.
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fermezza d'animo dei militari italiani che affrontarono la morte con estrema dignità, gridando "Viva l'Italia!" prima di essere falciati dalle mitragliatrici tedesche"
L'eccidio di Kuç .
7 ottobre 1943.
Nello scacchiere dei Balcani, il 7 ottobre 1943 si consumò una delle pagine più tragiche ma eroiche della resistenza dei militari italiani all'estero.
In Albania, la 151ª Divisione fanteria "Perugia" del Regio Esercito rifiutò categoricamente di cedere le armi ai tedeschi dopo l'armistizio, tentando per settimane di ripiegare verso la costa per farsi rimpatriare.
Presso la località di Kuç (Kuci), dopo aver esaurito le munizioni a seguito di accaniti combattimenti contro le truppe della Wehrmacht, i soldati italiani vennero sopraffatti.
Il 7 ottobre 1943, i tedeschi fucilarono brutalmente 32 ufficiali italiani, tra cui il Comandante del II Battaglione, il Tenente Colonnello Alpino Emilio Cirino.
La Divisione "Perugia" venne di fatto annientata, ma il suo sacrificio entrò nella storia della Resistenza militare.
L'eccidio di Kuç è stato un crimine di guerra compiuto dai soldati tedeschi nell'entroterra dell'Albania meridionale, nel villaggio montano di Kuç.
Durante questo tragico evento, 32 ufficiali dell'Esercito Italiano appartenenti alla Divisione "Perugia" furono fucilati per rappresaglia dopo aver opposto resistenza alle forze naziste in seguito all'armistizio dell'8 settembre.
L'eccidio rappresenta l'atto conclusivo di un drammatico calvario che decimò il comando e la platea degli ufficiali della divisione in territorio albanese.
Subito dopo l'annuncio dell'armistizio, la Divisione "Perugia" si rifiutò di cedere le armi ai tedeschi.
Sotto la pressione delle truppe della Wehrmacht, i soldati italiani iniziarono una difficile ritirata verso la costa nel tentativo di imbarcarsi e rientrare in patria, concentrandosi in particolare nella zona di Saranda.
I cacciatori di montagna tedeschi (il primo battaglione della Gebirgsjäger Division) intercettarono e catturarono i militari italiani.
Le esecuzioni di massa degli ufficiali iniziarono nei giorni precedenti il massacro di Kuç:
• 4 ottobre 1943: vennero fucilati il comandante della divisione, il Generale Ernesto Chiminello, e il suo Capo di Stato Maggiore, il Maggiore Sergio Bernardelli.
• 5 ottobre 1943: altri 60 ufficiali vennero barbaramente giustiziati presso la baia di Limione, una piccola insenatura poco a nord di Saranda.
Il massacro del 7 ottobre.
Gli ultimi 32 ufficiali superstiti che erano stati fatti prigionieri vennero deportati verso l'impervio entroterra albanese e condotti nel villaggio montano di Kuç.
Lì, il 7 ottobre, vennero messi davanti al plotone di esecuzione.
I resoconti storici e le testimonianze descrivono la fermezza d'animo dei militari italiani che affrontarono la morte con estrema dignità, gridando "Viva l'Italia!" prima di essere falciati dalle mitragliatrici tedesche.
Alla memoria di diversi caduti sono state successivamente conferite medaglie al Valor Militare per l'eroismo dimostrato e il rifiuto di collaborare con l'occupante nazista.
Nonostante la gravità, la vicenda è rimasta a lungo poco nota al grande pubblico rispetto ad altri eccidi della Seconda Guerra Mondiale.
Oggi, sul luogo della strage nel villaggio di Kuç, sorge un monumento dove l'Ambasciata d'Italia a Tirana e le autorità locali depongono regolarmente corone di fiori per onorare il sacrificio della Divisione "Perugia".





























