Continua l'azione culturale della FIDCA di Udine,come accettato dall'Assemblea Generale degli Iscritti,
oltre le attività di azione umanitaria e di solidarietà svolte sempre nell'ottica del rispetto e della condivisione dei Valori Nazionali assieme alle tante presenze celebrative.
Di seguito la relazione svolta dagli amici e Soci FIDCA : Giuseppe Troilo ed Antonello Quattrocchi alla presenza della dottoressa Renata Capria d'Aronco Presidente del Club per l'UNESCO di Udine,fra l'altro Socia Onoraria della Sezione FIDCA di Udine, a Lei vada il nostro ringraziamento per gli importanti Valori a cui si dedica!
Relazione FIDCA di Udine :
DEMOCRAZIA
NEL MONDO
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avvalendoci
di di un articolo pubblicato di recente dalla giornalista RENATA ALLEGRI sul settimanale PIAZZA LEVANTE .
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Lunedì 20 gennaio il mondo ha assistito all’Inauguratione Day e ascoltato
il secondo discorso di insediamento di Donald Trump. Inevitabile per molti
l’occasione di interrogarsi sul significato di democrazia: come definirla, di
quanti tipi può esistere e, soprattutto, come misurarla? In questo articolo si
propone una sintesi, estratta principalmente dalle indagini dell’agenzia
svedese V-Dem, con un dataset che include oltre 60 indici e 500 indicatori e
che ha un approccio unico per concettualizzare e misurare la democrazia,
ponendo distinzioni tra i suoi molteplici principi fondamentali: elettorale,
liberale, maggioritario, consensuale, partecipativo, deliberativo ed
egualitario..
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Una riflessione geopolitica
L’anno 2024, appena concluso, è stato caratterizzato da molti eventi e
fenomeni globali degni di riflessioni geopolitiche e geostoriche. In attesa
dell’elaborazione del planisfero tematico da aggiungere a quelli sotto
presentati che si fermano al 2023 e che rappresentano la presenza della
democrazia nel mondo in diversi momenti storici, si propone qui di
seguito una sintesi di un evento che, fra i tanti, forse è il più appariscente
nella vita di una democrazia: l’anno appena concluso è stato quello con più elezioni di
sempre. Più di quattro miliardi di persone, oltre la metà della
popolazione mondiale, sono state chiamate a esprimere il proprio voto,
ovvero una scelta compiuta per un libero atto della volontà politica
individuale. Nel 2024 hanno votato gli elettori di oltre 20 Paesi d’Europa, 16
in Africa, 11 in America, 11 in Asia, 4 in Oceania (compresa l’Australia, al
voto in tre dei suoi Stati). Nella maggior parte dei Paesi, si è trattato di
elezioni generali, per rinnovare le assemblee legislative o il presidente o
entrambi, ma sono state indette anche molte elezioni locali. L’affluenza alle
elezioni della popolazione mondiale non rappresenta necessariamente
un’esplosione della democrazia perché l’elenco che ha visto coinvolti 76
Paesi in cui tutti gli elettori avevano la possibilità di esprimere il proprio
voto, secondo le valutazioni dell’EIU (Economist Intelligence Unit), ne conta
ben 28 che non soddisfano le condizioni essenziali per un voto democratico. In
questi Paesi le elezioni non sono libere e regolari e molti altri prerequisiti
della democrazia, come la libertà di parola e di
associazione, sono assenti: le votazioni controverse in Bangladesh (120
milioni di elettori), in Venezuela (12 mil.), dove sono tuttora contestatissime
e in Russia (85 mil.) non hanno portato a un cambiamento di regime, mentre in
Pakistan (43 mil. di votanti) e in Messico (58 mil.), entrambi i paesi
con regimi ibridi che combinano elementi di
democrazia e autoritarismo, si è verificata una sorprendente vittoria di
candidati indipendenti.
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In Europa, oltre al Parlamento europeo (360 ml. di elettori), si sono
rinnovati anche quelli di Austria, Belgio, Croazia, Lituania, Portogallo e
Romania; nuovi presidenti sono stati eletti in Croazia, Finlandia, Lituania,
Romania e Slovacchia. Nell’ Est Europa le elezioni erano programmate in
Azerbaigian (presidenziali con 5 mil.), Bielorussia (parlamentari con 3 mil.),
Georgia (entrambe con 1.5 mil.), Moldavia (presidenziali 1,7 mil.), Nord
Macedonia (entrambe con 800.000 elettori) e, come già detto, in Russia (85 mil.
di elettori per presidenziali e regionali); al voto locale anche il Regno Unito
(20 mil.), mentre l’Islanda ha visto in giugno le elezioni presidenziali
(110.000 elettori).
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Per quanto riguarda la tormentata Ucraina, il presidente in carica
Volodymyr Zelensky ha rinunciato a indirle a causa della legge
marziale vigente che da ormai quasi due anni le vieta: un’elezione
svolta mentre vaste aree del Paese sono sotto occupazione straniera e milioni
di ucraini sono sfollati dalle loro case, non potrebbe mai essere veramente
libera o equa.
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Tutti sono a conoscenza delle recenti elezioni negli Stati Uniti (156 mil.
di elettori), svolte il 5 novembre scorso, per rinnovare l’intera Camera dei
Rappresentanti e un terzo del Senato. La seconda sfida fra il presidente
uscente Joe Biden e il suo predecessore Donald Trump, con l’archiviazione
dell’accusa per avere contestato la vittoria di Biden nel 2020 e aver
sobillato i suoi sostenitori più estremi il 6 gennaio 2021, quando110.000
elettori invasero Capitol Hill per ostacolare l’insediamento dei nuovi eletti
al Congresso, è stata vinta da quest’ultimo.
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In Asia, di particolare interesse è stata, il 13 gennaio, l’elezione a
Taiwan, dove l’ascesa al potere di Lai Chig-te è avvenuta, in
questa delicata parte dell’Estremo Oriente, in un contesto di tensione
regionale particolarmente prolungato. Per l’isola si potrebbero infatti
rimodulare le relazioni con la Cina in un momento critico per
il Paese, abitato da solo 24 milioni di persone, ma leader
mondiale nella fabbricazione di microchip. Il Partito democratico
progressista, pro-indipendenza, secondo i sondaggi manterrà il controllo della
presidenza e del parlamento. Si è votato anche in Mongolia (2 mil. di persone)
e in Iran (61 mil. di persone), uno dei Paesi meno democratici, che ha
visto la vittoria del riformista Massoud Pezeshkian, che alimenta speranze
di cambiamento, seppur graduali. Elezioni problematiche si sono svolte anche in
molti dei 16 Paesi africani che sono stati chiamati alle urne durante l’anno:
dal Senegal (4 mil.) che si apre a qualche aspettativa, non condivisa però
dalle donne perché escluse dal governo, all’Algeria (9.5 mil.), che ha eletto,
con un processo elettorale discusso, il nuovo presidente, alle contestate del
Mozambico (6.5 mil.), a quelle generali del Sud Africa (13 mil.), che ha visto
per la prima volta, dalla fine dell’apartheid nel 1994, la sconfitta numerica
dell’African National Congress (ANC) lo storico partito, ormai corrotto, di
Nelson Mandela.
il V-Dem Institute ha
organizzato i dati
Aggregando vari indici e analizzandoli secondo una metodologia da loro
sviluppata, i ricercatori hanno classificato i paesi in quattro categorie:
Democrazia liberale: i cittadini organizzati in questa forma di
governo hanno il diritto di partecipare a elezioni multipartitiche libere ed
eque. Sono garantiti lo Stato di diritto, l’accesso alla giustizia, la
trasparenza dell’applicazione della legge, i principi liberali di rispetto
delle libertà individuali e la separazione dei poteri.
Democrazia elettorale: i cittadini hanno il diritto di partecipare
a elezioni multipartitiche libere ed eque. Ma non tutte le condizioni sopra
descritte nel contesto di una democrazia liberale sono garantite.
Autocrazia elettorale: i cittadini hanno il diritto di scegliere
l’amministratore delegato e il parlamento attraverso elezioni multipartitiche.
Ma senza effettivamente beneficiare delle libertà di associazione o di
espressione che garantiscono elezioni libere ed eque.
Autocrazia chiusa: i cittadini non hanno il diritto di scegliere né
l’amministratore delegato né il potere legislativo attraverso elezioni
multipartitiche.
Giuseppe Troilo-Antonello Quattrocchi FIDCA di Udine
Udine 15 settembre 2026