martedì 19 maggio 2026

FIDCA Udine:19/05/2026 Relazione storica di Giuseppe Troilo-per non dimenticare!

 Ringrazio l'amico e Socio Giuseppe Troilo FIDCA di Udine assieme ad altri amici-soci si impegnano a non far dimenticare la Nostra Storia!




GLI AEROSILURANTI

 

Gli aerosiluranti italiani, con il leggendario Savoia-Marchetti S.79 "Sparviero" come protagonista, giocarono un ruolo cruciale nella seconda guerra mondiale, specialmente nel Mediterraneo. Formati nel 1940, questi reparti, guidati da assi come Carlo Emanuele Buscaglia, attaccavano le navi alleate con siluri lanciati a bassa quota (30-40 metri). Nonostante le elevate perdite, gli equipaggi dimostrarono grande coraggio.

L'idea di un aereo capace di lanciare siluri risale alla prima guerra mondiale (1914) con proposte di idrovolanti, ma la vera operatività si sviluppò solo all'inizio del secondo conflitto mondiale.

Il trimotore  Savoia-Marchetti S.79, soprannominato "gobbo maledetto", si distinse come il principale aerosilurante, capace di attacchi rapidi e manovre evasive.

Gli aerosiluranti attaccavano i convogli navali nemici nel Mediterraneo, spesso scortati da caccia, lanciando siluri a circa  da quote ridottissime, affrontando intensi fuochi antiaerei.

Il Capitano Carlo Emanuele Buscaglia è il simbolo di questa specialità, dando il nome al celebre 132° Gruppo Volo.

Il sacrificio e l'efficacia degli aerosiluranti, nonostante la scarsità di mezzi, rappresentano una pagina notevole della Regia Aeronautica. 

Molto è stato scritto in modo esaustivo su quale fu la preparazione, l’organizzazione e l’attività bellica degli aerosiluranti italiani, ad iniziare dalla prima sfortunata azione del 15 agosto 1940 contro le navi britanniche nel porto di Alessandria d’Egitto, la base navale della Flotta del Mediterraneo fino ad arrivare all’ultimo successo, con il siluramento e danneggiamento della nave da sbarco per carri armati britannica LCT-414, il 7 settembre 1943 presso Termini Imerese.

Nello stesso tempo, con la consultazione di documenti inediti, viene dettagliatamente raccontata quale fu l’attività degli aerosiluranti tedeschi tra il gennaio 1941 e il settembre 1943, facendo anche un doveroso confronto, rispetto agli italiani, sui metodi d’impiego e i successi conseguiti, ma anche delle delusioni che ne seguirono a causa degli attacchi falliti.

L’Aeronautica italiana entrò in guerra il 10 giugno 1940 priva di una specialità aerosiluranti. E ciò sebbene essa avesse sperimentato una simile forma d’impiego fin dal 1927, effettuando prove ed esperienze che, come riferì il generale Santoro, che durante la guerra ricoprì la carica di Sottocapo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica, furono “condotte assai a rilento senza una precisa visione del problema, e senza una decisa volontà di giungere rapidamente alla sua soluzione”. E questo anche perché “fra l’Aeronautica e la Marina si svolse una poco edificante lotta per stabilire a quale delle due Amministrazioni spettasse l’approvvigionamento dei siluri e su quali dei due bilanci dovesse gravare la spesa relativa”. Una questione che, ha specificato il generale Santoro, l’inizio del conflitto trovò purtroppo “ancora insoluta”.

Per non parlare poi della spiacevole diatriba che si era svolta negli stessi ambienti dello Stato Maggiore della Regia Aeronautica, tra il generale Valle, ex Sottosegretario di Stato e Capo di Stato Maggiore, e il suo sostituto, generale Francesco Pericolo, che si assunsero entrambi il merito di aver dato vita alla specialità degli aerosiluranti. Una diatriba che assunse toni feroci proprio durante la guerra, e che vide coinvolto lo stesso Capo del Governo italiano, Benito Mussolini, al quale i due alti ufficiali si erano appellati, con lettere personali.

Fu soltanto dopo le prime prove negative fornite dai bombardieri in quota contro il naviglio in mare, che lo Stato Maggiore dell’Aeronautica, avendo ormai percepito inequivocabilmente l’importanza degli aerosiluranti, istituì a Gorizia un primo reparto di cinque trimotori S. 79 che, al comando del maggiore Amedeo Mojoli – poi sostituito dal maggiore Vincenzo Dequal – fu denominato Reparto Speciale Aerosilurante. Si trattava di velivoli da bombardamento, veloci e manovrabili, che fin dal 1937 erano stati prescelti per la loro attitudine al lancio di siluri. In un secondo tempo nel corso del conflitto furono attrezzati per lo speciale impiego anche gli S. 84.

Descrivere le operazioni a cui gli aerosiluranti presero parte sarebbe di natura complessa e di vastità tale da occupare lo spazio per una storia a puntate o per la raccolta di un grosso volume. Ci limiteremo pertanto a trattare, in forma alquanto schematica, quelli che furono i risultati realmente conseguiti, i soli successi che effettivamente ci interessano nella compilazione di questo saggio.

I primi colpi a segno furono messi a segno dai velivoli della 278^ Squadriglia che, come detto, fu il primo reparto aerosilurante costituito. Negli ultimi cinque mesi del 1940, a partire dal 15 agosto, la squadriglia, che ancora si chiamava Reparto Speciale Aerosiluranti, effettuò un gran numero di attacchi contro il naviglio britannico operante lungo le coste libico-egiziane, conseguendo il danneggiamento di tre grossi incrociatori della Mediterranean Fleet: Kent, Liverpool e Glasgow.

A stralcio di quanto pubblicato da varie fonti

Giuseppe Troilo