Ringrazio l'amico e Socio Giuseppe Troilo FIDCA di Udine assieme ad altri amici-soci si impegnano a non far dimenticare la Nostra Storia!
GLI
AEROSILURANTI
Gli aerosiluranti italiani, con il
leggendario Savoia-Marchetti
S.79 "Sparviero" come protagonista, giocarono un ruolo cruciale nella
seconda guerra mondiale, specialmente nel Mediterraneo. Formati nel
1940, questi reparti, guidati da assi come Carlo Emanuele Buscaglia,
attaccavano le navi alleate con siluri lanciati a bassa quota (30-40 metri). Nonostante le elevate perdite, gli
equipaggi dimostrarono grande coraggio.
L'idea di un aereo capace di lanciare siluri risale
alla prima guerra mondiale (1914) con proposte di idrovolanti, ma la vera
operatività si sviluppò solo all'inizio del secondo conflitto mondiale.
Il trimotore Savoia-Marchetti
S.79, soprannominato "gobbo maledetto", si distinse come il
principale aerosilurante, capace di attacchi rapidi e manovre evasive.
Gli aerosiluranti attaccavano i convogli navali nemici
nel Mediterraneo, spesso scortati da caccia, lanciando siluri a circa
Il Capitano Carlo Emanuele Buscaglia è il
simbolo di questa specialità, dando il nome al celebre 132° Gruppo Volo.
Il sacrificio e l'efficacia degli aerosiluranti,
nonostante la scarsità di mezzi, rappresentano una pagina notevole della Regia
Aeronautica.
Molto è stato scritto in modo esaustivo su quale fu la preparazione,
l’organizzazione e l’attività bellica degli aerosiluranti italiani, ad iniziare
dalla prima sfortunata azione del 15 agosto 1940 contro le navi britanniche nel
porto di Alessandria d’Egitto, la base navale della Flotta del Mediterraneo
fino ad arrivare all’ultimo successo, con il siluramento e danneggiamento della
nave da sbarco per carri armati britannica LCT-414, il 7 settembre 1943 presso
Termini Imerese.
Nello stesso tempo, con la consultazione di documenti inediti, viene
dettagliatamente raccontata quale fu l’attività degli aerosiluranti tedeschi
tra il gennaio 1941 e il settembre 1943, facendo anche un doveroso confronto,
rispetto agli italiani, sui metodi d’impiego e i successi conseguiti, ma anche
delle delusioni che ne seguirono a causa degli attacchi falliti.
L’Aeronautica italiana entrò in guerra
il 10 giugno 1940 priva di una specialità aerosiluranti. E ciò sebbene essa
avesse sperimentato una simile forma d’impiego fin dal 1927, effettuando prove
ed esperienze che, come riferì il generale Santoro, che durante la guerra
ricoprì la carica di Sottocapo di Stato Maggiore della Regia Aeronautica,
furono “condotte assai a rilento senza una precisa visione del problema, e
senza una decisa volontà di giungere rapidamente alla sua soluzione”. E questo
anche perché “fra l’Aeronautica e la Marina si svolse una poco edificante lotta
per stabilire a quale delle due Amministrazioni spettasse l’approvvigionamento
dei siluri e su quali dei due bilanci dovesse gravare la spesa relativa”. Una
questione che, ha specificato il generale Santoro, l’inizio del conflitto trovò
purtroppo “ancora insoluta”.
Per non parlare poi della spiacevole
diatriba che si era svolta negli stessi ambienti dello Stato Maggiore della
Regia Aeronautica, tra il generale Valle, ex Sottosegretario di Stato e Capo di
Stato Maggiore, e il suo sostituto, generale Francesco Pericolo, che si
assunsero entrambi il merito di aver dato vita alla specialità degli
aerosiluranti. Una diatriba che assunse toni feroci proprio durante la guerra,
e che vide coinvolto lo stesso Capo del Governo italiano, Benito Mussolini, al
quale i due alti ufficiali si erano appellati, con lettere personali.
Fu soltanto dopo le prime prove negative
fornite dai bombardieri in quota contro il naviglio in mare, che lo Stato
Maggiore dell’Aeronautica, avendo ormai percepito inequivocabilmente
l’importanza degli aerosiluranti, istituì a Gorizia un primo reparto di cinque
trimotori S. 79 che, al comando del maggiore Amedeo Mojoli – poi sostituito dal
maggiore Vincenzo Dequal – fu denominato Reparto Speciale Aerosilurante. Si
trattava di velivoli da bombardamento, veloci e manovrabili, che fin dal 1937
erano stati prescelti per la loro attitudine al lancio di siluri. In un secondo
tempo nel corso del conflitto furono attrezzati per lo speciale impiego anche
gli S. 84.
Descrivere le operazioni a cui gli
aerosiluranti presero parte sarebbe di natura complessa e di vastità tale da
occupare lo spazio per una storia a puntate o per la raccolta di un grosso
volume. Ci limiteremo pertanto a trattare, in forma alquanto schematica, quelli
che furono i risultati realmente conseguiti, i soli successi che effettivamente
ci interessano nella compilazione di questo saggio.
I primi colpi a segno furono messi a
segno dai velivoli della 278^ Squadriglia che, come detto, fu il primo reparto
aerosilurante costituito. Negli ultimi cinque mesi del 1940, a partire dal 15
agosto, la squadriglia, che ancora si chiamava Reparto Speciale Aerosiluranti,
effettuò un gran numero di attacchi contro il naviglio britannico operante
lungo le coste libico-egiziane, conseguendo il danneggiamento di tre grossi
incrociatori della Mediterranean Fleet: Kent, Liverpool e Glasgow.
A stralcio di quanto pubblicato da varie
fonti
Giuseppe Troilo
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