FIDCA UDINE CONDIVIDE :
Il
25 aprile 1945 l’avanzata degli Alleati e l’insurrezione generale del CLNAI
consentirono a milioni di italiani di festeggiare la conclusione del conflitto,
la fine dell’occupazione nazista, il crollo definitivo del fascismo e l’inizio
del cammino che avrebbe portato ad una nuova Italia, libera e democratica.
Per abbattere il nazismo gli Alleati avevano però unito le forze con l’Unione
Sovietica, un altro regime totalitario con cui fu necessario scendere a patti
per definire i nuovi assetti dell’Europa. L’ideologia comunista aveva animato
pure la resistenza jugoslava, il cui leader Tito aveva recepito anche le
rivendicazioni di sloveni e croati nei confronti delle province del confine
orientale italiano, in cui vi erano presenze di comunità slave. Anche grossi
centri urbani come Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Zara e tutta la fascia
costiera istriana in cui gli italiani autoctoni rappresentavano la maggioranza
della popolazione rientravano nelle rivendicazioni della rinascente Jugoslavia.
Già Zara nell’autunno 1944 aveva sperimentato il terrore della “liberazione”
jugoslava, dopo i devastanti bombardamenti che avevano indotto la maggioranza
degli zaratini a esodare con il conflitto ancora in corso. Epurazione politica
degli oppositori dell’annessione alla Jugoslavia, fascisti o antifascisti che
fossero: deportazioni, fucilazioni, prigionieri affogati con una pietra legata
al collo nel mare Adriatico, le “foibe azzurre”.
La Venezia Giulia nell’aprile 1945 rappresentava la retrovia indispensabile per
la ritirata tedesca dall’Italia e dai Balcani, quindi appena il 30 aprile 1945
il Comitato di Liberazione Nazionale di Trieste guidato da Don Marzari scatenò
l’insurrezione che ebbe la meglio sulle forze di occupazione germaniche.
L’indomani però non fu possibile festeggiare la libertà sventolando il
Tricolore, perché giunsero in città le avanguardie jugoslave che iniziarono una
nuova occupazione.
Volontari della Libertà in azione in Piazza Goldoni a Trieste il
30 aprile 1945 – Foto: Corpo Volontari della Libertà
Volontari della Libertà in azione in Piazza
Goldoni a Trieste il 30 aprile 1945 – Foto: Corpo Volontari della Libertà
Dopo aver sperimentato il totalitarismo nazista, che ebbe nella Risiera di San
Sabba l’epicentro del suo operato criminale, la Venezia Giulia sperimentò una
nuova occupazione straniera, nel segno del totalitarismo comunista. Ancora una
volta le foibe in cui scaraventare le vittime della repressione, spesso ancora
vive, ma anche campi di concentramento e fucilazioni nel corso di estenuanti
marce forzate. Quel che ebbe inizio a Trieste il primo maggio riguardò poi
anche il resto della regione contesa e comportò la scomparsa di migliaia di
italiani: non solo fascisti vennero eliminati dai comunisti jugoslavi
fiancheggiati dai compagni italiani, ma anche chi il fascismo lo aveva
combattuto o ne era stato perseguitato, vertici del CLN goriziano ed
autonomisti fiumani compresi. Alle malghe di Porzus a inizio febbraio 1945 la
stessa logica aveva portato all’eliminazione dei vertici della brigata
partigiana di ispirazione patriottica Osoppo, contraria all’espansionismo
jugoslavo.
Il successivo 12 giugno ci fu finalmente una liberazione contraddistinta
dall’entrata degli Alleati a Trieste, Gorizia e Pola in un tripudio di
tricolori e di canti patriottici, ma il resto dell’Istria e Fiume rimasero al
di là della Linea Morgan, nel terrore rappresentato dalla Jugoslavia che andava
consolidando le sue istituzioni e portando avanti stravolgimenti sociali,
economici ed istituzionali in località che appartenevano ancora all’Italia.
Celebriamo il 25 aprile come festa nazionale di libertà, democrazia,
indipendenza e liberazione dal totalitarismo nazista, ma non dimentichiamo gli
italiani che nella primavera 1945 soffrirono ancora dittatura, oppressione e
stragi per colpa del totalitarismo comunista.
Bruna Zuccolin Socia FIDCA Udine
FIDCA NON DIMENTICA
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dott.ssa Bruna Zuccolin Presidente
del Comitato Provinciale di Udine A.N.V.G.D. E-mail Associazione anvgd.udine@gmail.com Tel. +39 345 7915627 |
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